Dura e imponente come le Dolomiti. Dolce e fragile come i sentieri che tagliano l’altipiano dello Sciliar. Martha è lo specchio di una montagna antica fatta di tradizioni, di fiabe, di erbe profumate, di fatica e di solitudine. Nasce a Bolzano e cresce a Castelrotto, un delizioso e ordinato borgo altoatesino. Troppo ordinato, però. Martha capisce in fretta di essere fuori posto, di non riuscire a seguire la strada tracciata per lei dagli altri. Inizia così una lunga e faticosa ricerca d’identità. Affronta se stessa, il paese, la famiglia con passo deciso, lo stesso delle interminabili camminate in montagna. Sulle sue spalle, insieme al peso dello zaino, porta quello delle sofferenze di tutte le donne che, prima di lei, hanno provato a sgretolare quella gabbia fatta di sassi di prati e di vasi alle finestre. Martha disegna. Disegna sull’erba, sotto il sole, per fermare il senso del proprio affanno. Traccia scudi colorati per proteggersi. Balla intorno al fuoco e racconta storie di fate e di nani. Si spoglia di tutto: vestiti e paure. In paese la chiamano “la malattia di Martha”. La giovane donna che voleva i pantaloni alla fine troverà la magia. “Sono una strega”. E poco importa se qualcuno non ci crede.
Il documentario è il viaggio di una donna alla ricerca di un’identità perduta, tra riti, tradizioni e antiche credenze. Ma prima di tutto è un ritratto femminile di straordinaria forza, che scava nella memoria individuale fino a toccare le corde di un’anima la cui unica colpa è stata quella di essersi liberata dalle prigioni mentali che la tenevano in gabbia. La protagonista racconta se stessa, la sua visione delle cose e dei fatti, riavvolge come un nastro la sua vita tormentata e irrequieta, dalle prime ribellioni giovanili fino al breve ricovero in un centro di igiene mentale. Spiega con fierezza il modo in cui è risalita dal baratro, quanto c’è voluto per strappare dalla bocca della gente del paese l’etichetta di strega. Giovanni Calamari la aiuta a scrollarsi di dosso ogni cosa, come fosse un confessore e il documentario diventa uno strumento per rigurgitare addosso a conoscenti e non il suo bisogno di essere viva, di sentirsi veramente libera. Martha, memorie di una strega è un documentario nel quale le parole quanto le immagine pesano come un macigno sulla coscienza collettiva, bieca e conservatrice. Lo spettatore diventa testimone di una vera e propria confessione: chiara, sincera e spontanea, mai forzata. In tal senso, il prologo è un’autentica dichiarazione di intenti nel quale Martha, guardando direttamente in macchina, ripresa in primo piano largo reclama, avvolta da un buio profondo penetrato solamente da una flebile luce di taglio, la sua innocenza, il suo non essere una strega da mandare al rogo, ma piuttosto una donna con dei poteri particolari da usare a fin di bene.
Questo però sembra non bastare al regista che nel tentativo, a nostro avviso riuscito, di scagionare Martha da tutte le accuse abbandona la protagonista e si avvale delle testimonianze dirette di amici, conoscenti e familiari. In questo modo, Calamari offre al pubblico chiavi di lettura esterne, soggettive quanto quella della protagonista, ma importantissime per avere sguardi differenti e da altre angolazioni sui fatti raccontati dalla diretta interessata, che restano comunque il leit-motiv del documentario.
!Ho cominciato a lavorare al progetto nel 2003, quando durante la fase di ricerca del materiale per un documentario sulla stregoneria nell'arco alpino italiano, ho incontrato Martha. Sono bastate poche ore di conversazione con lei per capire che la sua storia doveva essere raccontata.
Due anni dopo il mio soggetto su Martha ha vinto il primo premio del concorso "Autori da scoprire", indetto dalla Provincia di Bolzano, che consisteva in un piccolo finanziamento di venticinquemila euro. La produzione e' durata due mesi, abbiamo lavorato con una troupe ridotta al minimo che ha seguito Martha tutti i giorni. Questo metodo di lavoro, da me gia' collaudato nel precedente documentario "Il porno alla Sbarra", mi ha permesso di entrare in contatto stretto con Martha e di tracciare i segni della sua anima, di ascoltare il suo modo di pensare e di vivere, cosi' diverso dal mio. L'ascoltavo, cercavo di capirla travolgendola di domande tornavo sulle stesse piu' volte ma sentivo che mi sfuggiva qualcosa: allora ho smesso di chiedere e' ho cominciato a seguirla, in silenzio lungo i sentieri, tra i boschi, sulle cime delle montagne e cosi' ho capito il suo mondo fatto di fantasia, di dolore, di bellezza e di saggezza." (il regista)
DVD
Durata 50'
Dichiarazione audio del regista
Trailer